domenica 8 giugno 2014

Gli occhiali gialli



A volte  piccoli cambiamenti nella vita quotidiana possono portare nuovi sentimenti e sensazioni positive ma soprattutto fiducia nel futuro,  si diceva quel giorno Laura.
La mattina nel bagno  del ufficcio dove lavorava aveva visto una macchia rossa nella carta igienica che aveva usato dopo aver fatto la pipì. Da due anni, in concomitanza con l'inizio della menopausa, le erano sparite le mestruazioni, per cui le sembrava impossibile rivedere quel rigagnolo rosso che usciva dal suo corpo. Aveva accolto sempre il sanguinamento che le arrivava puntualmente ogni ventotto giorni, senza contare il periodo delle gravidanze, con allegria.
Anche il menarca, venutole piuttosto tardi, non l'aveva spaventata.
Si ricordava ancora la bella mattina di primavera di 1971 in cui, in presenza dello zio,  aveva detto alla madre:
- Mamma, mi sono venute le mestruazioni, vieni ti prego.
- Adesso non possso, aspetta un momento.
La madre congedò rapidamente lo zio e si precipitò dalla figlia la quale venne rimproverata per aver detto quella cosa davanti a un uomo. Non capiva perché la madre si era alterata e se l'era presa tanto con lei.
Laura era contenta quando c'erano visite nella loro casa, sempre in penombra, dove raramente entravano parenti, vicini o altre persone del paese. Quello zio sempre scherzoso e gentile con lei, prima lo vedeva spesso, ma da qualche tempo andava poco a trovare il fratello, forse perché entrambi erano un po' risentiti dopo la ripartizione dell'eredità materna. La ragazza, nonostante l'incomodità di dover indossare un grosso assorbente, era felice perché aveva temuto di non essere normale, dato che, avendo da un pezzo compiuto quattordici anni e non essendole ancora arrivato il ciclo mestruale, si sentiva diversa rispetto alle altre bambine.
Di colpo le erano riaffiorate le mille sensazione che aveva avuto, per quasi quarant'anni,  ogni volta le appariva mensualmente il flusso rosso. La maggior parte erano piacevole e  colme di sollievo:
- Sono sana come le altre.
- Non sono incinta.
- Che bello che il sangue sia arrivato prima del viaggio con l'innamorato.
Altre volte nasceva qualche leggero timore legato alla salute o al lato pratico:
- Che disastro sarà dormire con l'assorbente nel sacco a pelo  in tenda.
- Questa pillola anticoncezionale ha cambiato il mio ciclo, farà bene?
- Come è abbondante, sembra un fiume in piena!
Poi pensò:"Anche questa volta la prima sensazione che ho percepito è stata positiva perché incoscientemente quel sangue  mi fa sentire ancora giovane e non voglio in nessun modo sostituirla con la paura di avere una malattia".
Laura tornò a casa dopo aver lavorato tutta la mattina. Cercò nell'armadio il pacco di assorbenti della figlia e si disse sempre più convinta:
"Sono sicura e che alcune ghiandole addormentate del mio corpo si sono svegliate e hanno prodotto, chi sa perché, una piccola quantità di ormoni che hanno scatenato il sanguinamento".
Il pomeriggio decise di andare a comprarsi un vestito. Da pochi mesi si era fatta fare degli occhiali da vista per correggere la sua  presbiopia, ma ancora non era abituata a usarli. Presto si rese conto di aver perso gli occhiali, forse appoggiati distrattamente nel camerino di uno dei tanti negozi visitati. All'imbrunire era diventata una ossessione per lei riuscire a trovare gli occhiali lungo la strada o nei vari negozi. Ma la sua affannata ricerca fu vana.
"Come farò domani ad andare senza occhiali al  corso che tanto mi interessa?  Andrò dall'occhialaio a comprarmene un altro paio". E con questa sua decisione si tranquillizzò.
Ma le durò poco quella serenità perché erano già le sette e mezza e trovò tutti i negozi chiusi. Era molto abbattuta quando entrò in un caffè della zona di S. Ambrogio a prendere qualcosa da bere. In un tavolo più in là erano sedute tre donne, una delle quali era una sua vecchia amica. Le salutò e si unì a loro dopo l' insistente richiesta delle donne.
L'amica, sentendo le avversità di quella strana giornata, che Laura le aveva cominciato a raccontare, le disse che le prestava molto volentieri un paio di occhiali gialli che non usava più e che erano della sua stessa gradazione. Poi le consigliò di chiamare il dottore, perché il sangue apparso in menopausa, secondo lei e le altre donne, non era normale. Laura non diede troppo peso al suggerimento femminile, perché era contenta di avere risolto con gli occhiali gialli il suo principale problema per l'indomani.
Quando arrivò a casa si lasciò convincere dal marito a chiamare  la ginecologa, la quale le disse che il sanguinamento poteva avere due cause: la prima, lo ispessimento del endometrio e quindi la probabile insorgenza di cellule maligne e la seconda, la seconda  meno probabile, un un sbalzo ormonale.
Laura quella notte dormì poco al pensiero della sua parete uterina ingrossata, ma la mattina si tranquillizzò con la convinzione che se fosse insorto un tumore nel suo utero lo avrebbe affrontato alla meglio, come d'altra parte lo stavano combattendo in quel momento tante donne nel mondo; sentiva una specie di umiltà interiore che le faceva vedere le cose in modo meno negativo.
Il marito la riconfortò con carezze mattutine, che tanto le piacevano, e le prestò il proprio computer portatile, perché quello che lei di solito usava  non voleva dare segni di vita.
Usci di casa per andare al corso contenta e grata con tutte quelle persone che le volevano bene e l'avevano aiutata in quella giornata piena di imprevisti. Aveva con se gli occhiali gialli, il portatile e soprattutto la consapevolezza di essere disposta a lottare contro un eventuale tumore se ne fosse stato necessario, ma nel suo intimo era sicura che in quei giorni il suo corpo stava proprio bene.
Dopo due mesi, in seguito ad ecografie, endoscopie e altri analisi, Laura scoprì che la sua teoria si era rivelata giusta: il suo utero era a posto, anzi in quel periodo era proprio ringiovanito.




Las gafas amarillas
A veces pequeños cambios en la vida cotidiana nos traen nuevas emocione, sentimientos positivos y sobre todo confianza en el futuro, se dijo aquel día Laura. Por la mañana en el cuarto de baño del despacho donde trabajaba vio una mancha roja en el papel higiénico que había usado para secarse tras haber orinado. Desde hacía dos años, coincidiendo con el inicio de la menopausia, la menstruación le  había desaparecido, por lo que le parecía imposible, volver a ver aquel riachuelo rojo que salía de su cuerpo. Siempre había aceptado con agrado la regla que le llegaba puntual cada treinta días, sin contar los embarazos. Incluso la primera vez que le vino tenía más ilusión que miedo. Todavía recordaba la soleada mañana de primavera de 1971, cuando en presencia de su tío, había dicho a su madre: 
- Mamá, me ha venido la regla, ven por favor.
- Ahora no puedo, espera un minuto.  
La madre se despidió de su cuñado, volvió a la cocina donde estaba su hija y la riñó por haber dicho aquellas palabras delante de un hombre. Laura no comprendió porqué su madre se había alterado y enfadado con ella. Laura se alegraba cuando  tenían visitas, la casona  siempre a oscuras se llenaba de luz,  las pocas veces que entraban parientes, vecinos u otras personas del pueblo. Aquel tío que era cariñoso con ella, iba a menudo por su casa, pero desde hacía algún tiempo iba menos a ver a su hermano, tal vez porque ambos estaban un poco ofendidos a causa de la herencia.
Aquel día Laura, a pesar de la incomodidad de tener que llevar una especie de toalla entre las piernas, estaba contenta, pues había temido lo peor. Hacía unos meses que había cumplido catorce años y no viniéndole la regla se sentía diferente a las otras chicas. De golpe recordó las  palabras que a lo largo de los cuarenta años, cuando le aparecía el flujo rojo, que se decía. La mayoría eran positivas y llenas de alivio: 
- Estoy tan sana como las demás
- No estoy embarazada.
- Qué bueno que la sangre ha llegado antes de emprender el viaje. En otras ocasiones sus palabras denotaban un ligero temor relacionado con su salud o con el lado práctico: 
- ¡Qué desastre será llevar un absorbente  bajo el  saco de dormir en una tienda de campaña!
- Esta píldora ha cambiado mi ciclo menstrual ¿ Va a irme bien?
- ¡Qué flujo abundante parece un río! 
Aquel día una vez más, la primera sensación que sintió fue positiva porque inconscientemente la sangre hacía  que se sintiera más joven y no quiso pensar de ninguna manera en una enfermedad. Laura al llegar a casa buscó en el armario de su hija un absorbente y sin sacarse la mancha roja de la cabeza se dijo: 
"Estoy segura de que algunas glándulas inactivas en mi cuerpo se han despertado y han producido, por alguna razón, una pequeña cantidad de hormonas que activan el ciclo menstrual"    
Por la tarde decidió ir a comprar un vestido. En los últimos meses le habían hecho unas gafas para corregir la presbicia, pero todavía no estaba acostumbrada a usarlas. De pronto se dio cuenta de que había perdido las gafas, tal vez dejándolas en la repisa de un vestuario de una de las muchas tiendas  donde entró. Al atardecer se había convertido en una obsesión para ella encontrar las gafas e iba entrando y salinedo por las las tiendas. Pero su búsqueda fue en vano.
 "¿Cómo haré mañana  sin gafas al curso que me interesa tanto?  Voy a ir a comprarme otro par" se dijo. 
Y con esta decisión se tranquilizó. Pero no duró mucho su serenidad porque eran ya las siete y media y todas las tiendas estaban cerradas. Estaba desmoralizada y para animarse entró en un café cerca de la plaza San Ambrogio para tomar algo de beber. En una mesa había tres mujeres, uno de los cuales era una amiga suya. Las saludó y se unió al grupo ya que las mujeres insistieron. La amiga, oyendo todo lo que Laura le había comenzado a contar, dijo que de buena gana le prestaba un par de gafas amarillas que ya no usaba, eran graduadas  como las suyas. A continuación, le aconsejó que llamara al médico, porque según ella y las demás mujeres, la sangre que aparecía durante la menopausia no era normal. Laura no dio demasiada importancia a la sugerencia de la amiga, pues estaba contenta de haber resuelto el problema de las gafas. Cuando llegó a casa su marido le aconsejó que llamara a su ginecóloga, quien le dijo que la hemorragia podría tener dos causas: la primera podía ser el engrosamiento del endometrio y por lo tanto la probabilidad de que surgieran más tarde células malignas y la segunda, menos probable, una mayor producción de hormonas. 
Laura esa noche durmió poco por el temor de que su pared uterina se volviera cada vez más gruesa, pero a la mañana siguiente estaba tranquila pensando que si le hubieran diagnosticado un tumor en el útero habría luchado como lo estaban haciendo en aquel momento muchas mujeres en mundo; sintió una especie de humildad interior que le hizo ver las cosas de una manera menos negativa.
Su marido la consoló con caricias, que tanto le gustaban a ella y le prestó su ordenador portátil, porque el  suyo se había estropeado. Salió de casa para ir a al curso contenta y agradecida con todas las personas que la querían y la habían ayudado en ese día tan lleno de imprevistos. Llevaba consigo las gafas amarillas, el ordenador portátil y la seguridad de estar dispuesta a luchar contra cualquier tipo de cáncer que se le hubiera presentado, pero algo por dentro le decía que su cuerpo estaba bien. Al cabo de dos meses, ecografías, endoscopias y demás análisis, demostraron  la validez de su presentimiento:  su útero era normal  e incluso en aquella época  se había rejuvenecido.



sabato 17 maggio 2014

Ir sola al cine













A principios de mayo se nos presentaba un puente muy largo. Tendríamos la posibilidad de descansar cuatro días seguidos, sin tener que madrugar para ir al trabajo.
El tiempo, según las previsiones meteorológicas, iba a ser muy variable, por lo tanto decidimos quedarnos en la ciudad.
Nuestro hijo veinteañero, quien por aquel entonces era el que corría más por nuestra casa, ya que estudiaba cerca de Firenze, iba a ir a Roma para un concierto; nuestra hija, dos años mayor que él, hacía tiempo que ya no vivía con nosotros, desde que se había ido a estudiar a Madrid.
Íbamos a estar a nuestras anchas los dos solos en el buen sentido de la palabra, ya que nuestro piso no es tan amplio para albergar a cuatro personas adultas.
Quería relajarme y aprovechar el tiempo para: escribir, leer, arreglar armarios, ir a la tintorería, pasar por la librería, seguir una conferencia, ir al cine, etc . Pero la cosa que más deseaba era estar a solas con U.
Sin embargo pasó como dice la letra de una vieja canción “la vida es lo que te pasa mientras estás intentando llevar a cabo otros proyectos”. Toda mi lista de cosas que quería hacer se esfumó.
El primer día de fiesta mientras U. y yo nos deleitábamos bajo las sábanas oímos que nuestro hijo nos decìa:
- Buon giorno a tutti, tra poco me ne vado alla stazione a piedi. 
- Espera, nos vamos a levantar, si quieres te acompañamos en coche, dijimos los dos a la vez.
- No es necesario ya voy a ir andando. 
- La tua valigia è piuttosto pesa; ti accompagno volentieri alla stazione. Le dijo U.
Mientras se iban los dos, yo seguí echada en la cama; con el eco de aquella convesación aún en mi cabeza, pensé dos cosas: la primera, que en nuestra casa era normal, pasar de un idioma a otro y la segunda, que estaba contenta y a la vez sorprendida de que padre e hijo fueran más madrugadores que yo.
Seguía lloviendo por eso me levanté tarde. Luego intenté aprovechar el tiempo preparando clases para mis alumnos. Sentada en el estudio me puse a trabajar delante del ordenador, pero de vez en cuando enviaba un correo electrónico a mi hermano, a mi hermana y a algunos amigos, pues me encanta estar en contacto con las personas a quienes quiero.
Por la tarde escampó y pudimos salir a dar una vuelta.
Hacía pocos días que habían operado a uno de nuestros amigos, quien en plena convalescencia iba saliendo cada día un rato para andar un trecho por la bella Piazza d'Azeglio. Estuvimos con él y su esposa paseando despacio y charlando alegremente; creo que parecíamos un gupo de jubilados. Por la noche improvisaron en su casa una cena riquísima a base bacalao, invitaron también a otros amigos y estuvimos muy a gusto toda la velada.
Al día siguiente muchas tiendas estaban abiertas y por suerte pudimos hacer la compra. Hacia las ocho fuimos a un concierto con  amigos y luego cenamos todos  juntos en nuestra casa.
Habíamos pasado unos días de fiesta muy agradables saliendo, comiendo, bebiendo, charlando hasta la madrugada, en fin durmiendo poco, quizás por eso aquel día queríamos pasarlo en casa solos, sin horarios y sin la obligación de quedar con alguien. Aproveché para ir a la peluquería a teñirme el pelo, a la biblioteca a buscar unos libros y al atardecer entrando en casa le dije a U.
-¿Por qué esta noche no vamos al cine tú y yo? 
- Lo siento, pero hoy quisiera ver el partido de fútbol que dan en la tele. Es muy importante porque  se juega el partido final de la Copa Italia, no puedo perderlo. 
- Bueno, iré sola al cine y comeré tempranito 
- Podemos cenar juntos. Voy a preparar algo yo, me dijo él.
En aquel momento sentí un poco de angustia, pensando en  los hombres que  prefieren ver un partido de fútbol antes que ir al cine con su novia; en esa categoría no estaba incluido U. Sin embargo aquella noche no quiso ir al cine conmigo.
Comí de prisa y con un poco de ansiedad, pues se me iba haciendo tarde y no pude salir, como siempre suelo hacer yo, con un poco de antelación.
Me fui corriendo en bici, ya que  temía hallar a mucha gente en la taquilla. En efecto había una cola muy larga y mi primera reacción fue reñirme:
- ¡Qué tonta que he sido! Si hubiera salido antes de casa, sin escuchar a nadie, no tendría que esperar tanto ahora.
Lentamente me apacigüé y dejó de importarme el hecho de estar de pie y rodeada por una muchedumbre muy bulliciosa.
Me puse a  observar a las personas de mi alrededor, que eran casi todas de mi edad, mientras llegaba a mis oídos la conversaciòn de la pareja que estaba delante de mí:
- Yo me iría ahora mismo, no aguanto las colas, ya te lo decía yo que no era una buena idea ir hoy al cine. Un señor tuerto le decía a su mujer, mientras echaba chispas de rabia. 
- Tranquilo verás que va a quedar alguna entrada para nosotros, decía su esposa haciéndole poco caso.
- No quiero sentarme en la primera fila. Vámonos!! Le imploraba él a ella.
Pensé que aquella señora había arrastrado a su marido, quien quizás aquella noche quería ver el partido o hacer otras cosas. Al cabo de poco rato, ella como era de esperar perdió la paciencia y le echó en cara su mal carácter y el hecho de que se quejara por cualquier cosa.
- No te aguanto más! Le dijo ella gritando y saliendo de la cola.
Eché la vista atrás y vi que ambos se marchaban con cara de funeral y aproveché para dar una ojeada rápida a quien estaba detrás de mì.
Vi a una pareja de unos cuarenta años  de aspecto normal, sin embargo en sus palabras había algo que no encajaba:
- Le gusta su empleo, le preguntó él a ella.
- Si, pero es muy agotador, trabajo demasiadas horas sobre todo en verano.
- Ya puede estar contenta, con su licenciatura en Historia del Arte, no podía irle mejor! Debe de ser muy interesante hacer de guía en esta maravillosa ciudad toscana. Le dijo él con una voz profunda y amable.
- Me hubiera gustado enseñar e investigar en mi facultad, pero las cosas a veces se nos presentan sin buscarlas. Mi trabajo me lo pasó una amiga en una época en la que necesitaba dinero y luego me quedé en ese  ramo. Y usted está satisfecho ?
- Cada día me despierto con el temor de que mi jefe me diga que la empresa va a quebrar. Le dijo él afligido.
- Verá que no va pasar, todo se arreglará y dejaremos la crisis atrás.
 - Esperemos que tenga razón, pero yo sufro por todo, antes de que lleguen las cosas. Cuando me separé de mi mujer, hacía tanto tiempo que lo pasaba mal, que me dolió menos de lo que me imaginaba. De todas maneras me costó acostumbrarme a vivir solo. 
- Yo también  padecí,  quedándome sola después de diez años de convivencia, cuando mi ex me dejó.
Me giré con cuidado y estaba mirando si la cola era  muy larga  pude ver mejor  a las dos personas que hablaban tan cerca de mis oìdos.
Eran del montón, ni altos ni bajos, ni gordos ni flacos: él tenía un rostro agradable, con canas en las sienes, una nariz grande y algunas arrugaditas alrededor de los ojos, ella era un  poco más chata, de ojos muy vivarachos, con el pelo rubio recogido en una colita y parecía más inquieta. Llevaban ambos ropa  sencilla, pero se notaba que se habían arreglado con esmero para la ocasión. Lo raro era que se trataban con demasiada cortesía a pesar de que iban hablando cada vez de temas más íntimos.
- ¿Ud. ha tenido temporadas malas, con bajones de moral y sin ganas de hacer nada? Le preguntó él  con mucha naturalidad.
- Sí, he pasado épocas fatales,  sin embargo ahora cuando veo que me va a llegar una tormenta de cosas negativas consigo amainarla y echarla de mi vida, gracias a las clases de yoga que llevo practicando. 
- Me gustaría lograr hacer lo mismo. Ya le conté un poco en mi correo que el año pasado fue muy duro para mí a causa de todas los percances que se me iban juntando: la separación, los problemas en el trabajo, la salud que menguaba. Dijo él casi aliviado por haberse sacado de encima aquellas últimas palabras. 
- Ahora está bien, no? Lo veo en forma.
- Si gracias, empecé a recuperarme cuando dejé de compadecerme y luché de verdad contra mi enfermedad, porque había entendido que las desgracias nos pueden llegar a todos, hasta entonces creía que el cancer lo tenían sólo los demás. Si le cuento la historia de las personas maravilosas que conocí en el hospital se quedará pasmada de lo que uno se pierde en la vida cerrándose en su caparazón.
Iba escuchando con interés las palabras de aquel hombre cuando me di cuenta de que habíamos llegado en frente de la taquilla. La  chica que vendía entradas nos comunicó  que ya  estaban agotadas, o mejor que solo quedaba una.
Algunas personas se retiraron cabizbajas, otras sonriendo dijeron que se irían a comer una pizza, en cambio la actitud de aquella pareja, que seguía tratándose de Usded a pesar de la larga conversación que habían tenido, me sorprendió mucho:
- Vamos a la sala de al lado, no sé muy bien de que trata la película que ponen, pero estoy seguro de que nos va a encantar. Dijo él risueño. 
- Estoy de acuerdo, no hay mal de que por bien no venga. 
Al final yo conseguí la única butaca que quedaba en toda la primera sala, estaba en el pasillo de la tercera fila. Esta era una de las ventajas de ir sola al cine, me dije!!


giovedì 1 maggio 2014

Curiosità e umiltà












Avevo letto qualche giorno prima, in un articolo del giornale in cui si riportava una intervista a una donna di cultura, che per scrivere c'era bisogno di due caratteristiche fondamentali: curiosità e umiltà.
Quella mattina mi sono vestita con abiti di colori vivaci perché ero contenta di quella bella giornata di primavera che si presentava. Sono andata a scuola di corsa perché volevo arrivare in anticipo.
Prima di entrare in classe volevo sbrigare alcune cose, ma soprattutto preparare le valutazioni per degli alunni del primo anno.
- Ciao, come va? Mi sono sentita dire da una mia collega che era dietro di me. 
- Bene, soprattutto vedendo questa bella giornata!
-Ti volevo dire che sarebbe opportuno che io accompagnassi i nostri alunni all'estero per lo scambio perché, per prima cosa, sarebbe vantaggioso per tutti dato che il prossimo anno dovrei insegnare la mia materia in lingua straniera e, secondo, perché a suo tempo ero stata nominata io come prima supplente. Non capisco, finì dicendo, perché ci debba andare tu al posto dell'insegnante che inizialmente doveva accompagnare i ragazzi. 
- Non mi risulta di aver scavalcato nessuno, forse si tratta di un errore. Se fosse come dici tu, perché viene fuori solo adesso quando è già stato tutto programmato? Mentre dicevo queste parole sentivo la mancanza fiducia della mia collega verso di me.
Ho rinunciato alcuni giorni dopo a partecipare alla scambio tra studenti della nostra scuola e quelli di un Istituto europeo, dopo lunghe discussioni con i membri del consiglio di classe per chiarire tutti i malintesi, perché ho percepito in alcuni dei miei colleghi la mancanza di collaborazione e soprattutto di umiltà nel riconoscere i propri sbagli.
Per giorni ho sentito un gran malessere, domandandomi come mai ci siano alcune persone, forse molto intelligenti per alcune cose, ma meno per altre, che complicano sempre la vita altrui.
- Chi ci crediamo di essere? Perché non abbiamo tutti più rispetto verso gli altri? Mi chiedevo in continuazione.
La mia bicicletta, ogni tanto dava segnali di stanchezza. Quella mattina un pedale scricchiolava. Il pomeriggio sono andata dal biciclettaio di Borgo Allegri, erano le sei e c'era una bella luce. Nella bottega dell'omino che riparava biciclette c'erano, oltre che a lui, una ragazza seduta in un angolo e un giovanotto che gonfiava una ruota. Queste persone mi hanno ricordato l'atmosfera che percepivo da piccola quando portavo la bicicletta all'officina del mio paese, Ciclos Gil, dove sempre c'era qualcuno a sedere o in piedi a parlare: erano soprattutto pensionati, che non sapevano come ammazzare il tempo.
- Un altra vegada la roda reventada? Per on passes nena? Mi chiedeva schersoso, Emilio  Gil, il principale. 
- La necessito per demà. Gracies. Le rispondevo io un po' intimorita.
- Ets la filla d'en Salvador? Mi chiedeva un vecchietto.
- Si d'en Salvador i la Teresa. Rimarcavo io.
- El teu pare va anar la guerra civil amb el meu fill. Ell va tenir mes sort, el meu pobre Joan va caure a vint anys a la batalla del Ebro. Dona-li molts de records al teu pare, de part d' en Pere de can Piferrer.
- Seran donats1. Dicevo io andando via di corsa.
La voce del biciclettaio, che mi diceva di aspettare perché era una cosa di niente, dato che doveva solo stringere la pedivella, mi ha riportato di nuovo nella bottega di Borgo Allegri.
La ragazza bassettina, né troppo giovane né troppo bella, che era rimasta seduta su una vecchia sedia di paglia, ha cominciato a parlare con me. Ho avuto l'impressione che i pomeriggi all'uscita dal lavoro si sentisse sola e per questo si trovava in quella bottega.
- Lei è maestra? mi aveva domandato un attimo prima il biciclettaio, mentre attaccava la mia bicicletta a due ganci sospesi.
- Si, sono maestra di ragazzi grandi.
- Che bello poter insegnare, sarebbe stato il mio sogno, ma a scuola ero un po' ciuca, non perché non volessi studiare ma perché mi prendevano tutti in giro. Avrei voluto che la maestra mi avesse incoraggiata, sostenuta e dato fiducia. Se fossi un'insegnante ascolterei e appoggerei sempre i ragazzi, anche quelli più difficili, mi ha detto un po' pensierosa la ragazza con accento marcatamente fiorentino. 
- Vanno bene adesso i freni nuovi della bici di suo figlio? Ieri gli ho cambiato le pasticche e i fili di entrambi i freni! mi ha chiesto il biciclettaio.
- Si, credo che sia tutto a posto.
- Ha un figlio? Mi ha domandato incuriosita la ragazza mentre si alzava in piedi. 
- Ho un figlio e una figlia ventenni e anche un marito; tutti usiamo la bicicletta per muoverci in città. Veramente la figlia vive a Madrid, ma quando torna a Firenze va sempre in bici.
- Vive a Madrid? Come mai? 
- E' laureata in giurisprudenza e adesso lavora come avvocato in uno studio che aiuta le persone a recuperare il loro appartamento, dopo averlo perso per non aver potuto pagare il mutuo, le ho spiegato vedendo che era molto interessata a mia figlia.
-  Maestri, avvocati, accidenti che bravi che siete!
- Macchè bravi, abbiamo avuto fortuna di nascere in famiglie normali, in una regione della Terra non povera e soprattutto ci siamo adattati a ciò che la vita ci ha offerto.
Nel frattempo la mia bicicletta era stata riparata, ho salutato tutti e mi sono diretta verso casa. Mentre pedalavo pensavo che quelle persone mi erano sembrate molto interessate e incuriosite dalla mia vita. Era come se mi avessero voluto dire:
- Voi maestri avete un bel mestiere, anche se a volte è faticoso, pensateci: state formando intere generazioni, dovreste esserne molto fieri.
Forse dovrei portare alcuni dei miei colleghi alla bottega del biciclettaio a parlare con quelle persone semplici per ricordare loro: che l'insegnamento è fatto di entusiasmo, fiducia, rispetto, collaborazione e molta umiltà. Mentre lasciavo la bicicletta nel fondo sotto casa ho pensato che, non solo per scrivere sia necessaria una bella dose di curiosità e umiltà, ma anche per leggere, per amare, per svolgere ogni tipo di lavoro, per stare con gli altri, per divertirsi, ma soprattutto per vivere.

1- Un'altra volta la gomma bucata? Dove t'infili ragazza?; - Ne ho bisogno per domani; -Sei la figlia di Salvador; - Si, di Salvador e Teresa; - Tu padre è stato chiamato alla guerra insieme a mio figlio. Lui ha avuto più fortuna, mio figlio è caduto nella battaglia del Ebro a vent'anni. Manda saluti a tuo padre da parte mia, sono Pere Pifarrer. - Saranno dati