martedì 8 aprile 2014

Guido il parsimonioso














Un sabato di fine autunno, piuttosto freddo e piovoso, abbiamo invitato a cena alcuni amici, che non vedevamo da tanto tempo. Siamo stati bene, prima a tavola e poi seduti sul divano rosso, raccontandoci tante cose sulla nostra vita, parlando di alcuni argomenti di attualità e ridendo di alcune cose buffe che ci erano capitate. Non ricordo come mai alla fine della serata era spuntata fuori la storia di Guido, un nostro coetaneo che come tutti noi si era trasferito a metà degli anni settanta a Firenze per studiare all'Università.
Uno dei nostri invitati cominciò raccontando:
Guido, quando lo conobbi era un ragazzo taciturno e introverso, ma molto gentile e generoso. Si innamorò ben presto di una bella studentessa del corso di storia medievale cui prestava gli appunti.
Lei faceva le fotocopie in uno stanzino vicino alla biblioteca. Lui, seduto nella sala di lettura, poteva osservare dalla porta finestra la ragazza e ammirare la sua sveltezza e determinazione nel fare le cose. Ma quello che più gli piaceva di lei erano i suoi gesti, in particolare quando si liberava il viso da una ciocca ribelle di capelli neri. Questo succedeva ogni volta che gli restituiva gli appunti, impregnati da quell’ odore forte tipico delle fotocopiatrici dell'epoca.
Cominciarono a frequentarsi e, prima di laurearsi, lui si trasferì nell'appartamento che lei divideva con altre studentesse.
Erano una coppia un po' bizzarra, lei, rapida e decisa in tutto, aveva sempre smania di comunicare i suoi pensieri e soprattutto farli piacere agli altri. Lui parsimonioso nel fare tutte le cose, poteva sembrare un po' flemmatico. Spesso lei non gli permetteva quasi di aprire bocca, ricordo un annuncio che ci dettero:
- Abbiamo trovato un appartamento in affitto tutto per noi, siamo proprio felici, vero Guido, diceva lei.
- Non ci piaceva più stare con…... Diceva lentamente Guido dando enfasi all'ultima preposizione.
- Eravamo stanchi di abitare con altri studenti, ma soprattutto scocciati di condividere il bagno e la cucina, diceva lei di corsa e incidendo su ogni parola come colpi di mitraglia.
Appena finì gli studi Guido vinse un concorso, entrando quindi a fare parte della pubblica amministrazione e si sposò con quella ragazza che aveva una gran fretta di maritarsi.
Avevano trenta anni quando ebbero il primo bambino. Dopo tre anni dalla nascita del primogenito nacquero due gemelli.
Guido, fu sempre l'ombra della moglie, faceva tutto quello che era necessario, per la casa e per i figli, forse con poco entusiasmo ma senza mai lamentarsi; la sera quando i bambini erano al letto si chiudeva in bagno e passava del tempo a leggere seduto sul W.C.; a volte riempiva la vasca e si faceva un bagno caldo, fumava una sigaretta alla finestra e si godeva quei momenti di solitudine.
Fino a quando la moglie non lo chiamava:
- Guido vieni al letto è tardi 
- Arrivo tra cinque minuti diceva lui, mentre metteva a posto gli asciugamani che aveva messo alla finestra per non far loro prendere odore di fumo.
Gli anni passavano e tutti si resero conto che le cose tra marito e moglie erano cambiate:
- Lei non aveva più bisogno di Guido, dato che il suo scopo di vita era stato raggiunto: una buona posizione economica, la casa al mare, i figli laureati, amici influenti, ecc., quindi, non doveva più programmare la vita del marito. Disse il narratore della storia perentorio.
- Non essere così drastico, e vero che a lui piaceva lasciarsi guidare dalla moglie, ma forse la nuova situazione poteva migliorare la sua vita, finalmente libero. Dissi io.
- No, in quel periodo soffriva molto, perché amava ancora la moglie e sentiva la mancanza dei suoi pareri; lo si vedeva sempre triste e trasandato.
Durante il giorno, continuò dicendo il narratore, non voleva pensare al pericolo imminente di rottura con la moglie, poi quando la sera rimaneva da solo leggeva fino all'alba per dimenticare il suo disagio.
La moglie cominciò ad uscire con i colleghi di lavoro o con le amiche; a volte, con qualche scusa, non tornava a casa la notte. Lei aveva altro per la testa e quindi aveva perso ogni interesse verso Guido.
Fu un cambiamento brusco, quasi doloroso per lui, perché non sapeva vivere senza i consigli e disposizioni della moglie.
I figli erano andati via di casa a studiare e in seguito avevano trovato lavoro in un'altra città, quindi erano rimasti marito e moglie da soli nell'appartamento che avevano comprato dopo sposati.
Guido, in quel brutto periodo, le poche volte che andava al lavoro, non si concentrava, le giornate diventarono per lui lente e noiose, trovava sollievo solo fumando sigarette e leggendo i suoi libri. Non usciva più di casa e da allora si lasciò la barba lunga.
Una mattina si svegliò con un dolore atroce al petto, la moglie lo portò subito al pronto soccorso e dopo molte analisi e indagini approfondite scoprirono che aveva un tumore ai polmoni.
Guido fu molto fortunato, perché la massa cancerogena gli si era annidata sul polmone destro, quindi un'operazione piuttosto delicata poté liberarlo da quelle cellule impazzite.
Seguirono lunghe sedute di chemioterapia, ma Guido non si abbatteva mai e trovava l'energia per incoraggiare la moglie, la quale era in ansia e in uno stato quasi di depressione, mentre continuava a leggere uno dopo l'altro i libri che aveva sempre con sé. La moglie in quel periodo si riavvicinò al marito, non tanto perché fosse malato, ma perché piano piano riprese ad amare la serenità con cui lui affrontava la malattia; pensare che qualche mese prima non lo sopportava. Quando fu dimesso dall'ospedale lei cominciò a curarlo con dedizione e amore.
Ottenne un pre-pensionamento a causa delle numerose cure  che doveva fare dopo l'operazione, quindi si trovò a sessanta anni ad avere tutta la giornata per sé.
- Cosa poteva fare Guido?
- Andare in biblioteca tutte le mattine. Abbiamo detto tutti a voce alta quasi urlando e ridendo.
Guido ogni giorno usciva di casa verso le 9.30 per poter essere seduto in biblioteca alle dieci in punto.
Aveva deciso di organizzare la lettura, che era la cosa che più gli piaceva, come un lavoro, seguendo degli orari precisi.
- Lui che non aveva mai pianificato la sua vita, in quel momento ci riusci e come. Disse uno dei nostri ospiti.
- L'ho visto poche settimane fa: era in forma e con gran entusiasmo mi ha raccontato la sua nuova vita e mi ha invitato a cena. E' stata una serata molto piacevole, mi ha consigliato alcuni libri e ho ascoltato volentieri i suoi aneddoti riguardanti le persone che frequentano assiduamente la biblioteca. Ci disse un altro del gruppo.
La serata era finita quando un ospite, verso mezzanotte, si era alzato dicendo che l'indomani doveva svegliarsi presto e quindi ci ringraziava e salutava. Piano piano sono tutti andati via.
La storia di Guido, nonostante lo conoscessi ben poco, mi aveva molto incuriosita e mi era rimasta nella testa tutta la notte.
Il Lunedì successivo sono andata in biblioteca, perché avevo ricevuto una telefonato di una impiegata che mi diceva che avevano trovato una mia fotografia nell'ultimo libro che avevo preso in prestito:
Appena sono entrata nella sala di lettura quasi deserta ho notato Guido che sorrideva mentre girava lentamente le pagine di un libro.







venerdì 21 marzo 2014

La striscia rossa


















Quel sabato mi ero alzata presto, ho acceso la radio e ho messo il bollitore sul fornello. Mentre aspettavo il fischio dell’acqua bollente, sul divano ho visto spuntare un piccolo giornale che aveva in alto una striscia rossa. Sfogliandolo e leggendo alcuni dei suoi articoli ho sentito un gran benessere.
Quei momenti sono svaniti subito ma mi hanno lasciano una scia di felicità senza che io ne potessi capire il vero motivo.
- Forse è stata un’ondata di nostalgia? Ho pensato.
Qualche settimana prima avevo provato un'emozione simile sentendo in lontananza la melodia di una canzone che veniva dalla casa vicina, dove da poco abitava una donna  messicana, figlia di catalani  che erano dovuti esiliare in Latinoamerica alla fine  della guerra civile spagnola.
Ricordavo ancora le parole di quella canzone popolare che mio nonno mi aveva insegnato.
«Baixan de la font del gat,
una noia, una noia,
baixan de la font del gat,
una noia i un soldat.
Pregunteu-li com es diu?
Marieta, Marieta.
Pregunteu- li com es diu?
Marieta de l'ull viu»1.
Mia figlia allora ventenne frequentava l’Università e ritornava la sera stanca ma contenta dopo una giornata di lezioni e studio. A cena sempre ci regala qualche novità o racconto. Quella volta ci portò il piccolo giornale con la striscia rossa e lo lasciò per me sul divano. Lei sapeva che davo un'occhiata al giornale la sera tardi o la mattina successiva, anche se alcune notizie erano ormai diventate vecchie. Mi piaceva leggere con calma qualche articolo, mentre in sottofondo sentivo il notiziario alla radio o della musica soave. Ero sempre l’ultima a impossessarmi del quotidiano che compravo tutte le mattine tornando dal lavoro. Il primo a prenderlo era mio figlio allora diciottenne, quando rientrava da scuola. Dopo nel pomeriggio, il giornale passava a mio marito e poi a mia figlia. Quando era tutto sgualcito io ne divento la padrona.
Ero arrivata a Firenze alla fine degli anni ‘70 in treno; ero partita da Barcellona con una valigia carica di sogni e di amore. Avevo venti anni. In quel periodo quasi tutti gli studenti universitari che frequentavo leggevano il giornale dalla striscia rossa. Io ne ero intimorita, era difficile da sfogliare, le pagine erano talmente grandi che scivolavano facilmente dalle mie mani, inoltre c’era una marea di articoli dedicati a una politica incomprensibile per me. Tutto era troppo serio e complicato, almeno questo sembrava a me, che venivo da un paese dove si cominciava allora a fare politica.
Al mio arrivo in Toscana leggevo ogni tanto un quotidiano spagnolo ma era difficile da trovare, quindi dopo qualche anno ho cominciato a leggere il giornale che mio marito  comprava tutte le mattine, fino a quando lo scorso anno il suo bizzarro edicolante è andato in pensione. Piano piano ho provato gusto a leggere in italiano, ma il giornale con la striscia rossa, nonostante il suo formato nel frattempo fosse diventato  più piccolo e maneggevole, continuava ad essere ostico per me.
Quella  mattina invece leggendo il giornale della striscia rossa mi sono sentita leggera, come se stessi scendendo dalla «font del gat», ero proprio contenta di averlo tra le mie mani, mentre fischiava il bollitore.

1 Scendendo dalla fonte del gat
   una ragazza, una ragazza,
   Scendendo dalla fonte del gat

   una ragazza e un soldato.
   Chiedetele come si chiama,
   Marieta, Marieta.
   Chiedetele come si chiama,
   Marieta dell'occhio vispo.

sabato 8 marzo 2014

naranjas sicilianas










En aquella temporada llovía cada día, sobre todo por la tarde. En Bologna, donde había ido con mis alumnos, me remojé, a causa de unos chubascos muy intensos, mientras visitábamos el casco antiguo la ciudad; fue entonces cuando empecé a estornudar.
Mi nariz comenzó a desprender agua y por la noche llegó un resfriado atroz.
- Quizás me lo ha contagiado mi marido, quien a su vez lo cogió de nuestro hijo, pues uno tras otro, la semana anterior, estuvieron acatarrados, pensé.
Aquel fin de semana era un poco especial, pues nos habían invitado a cenar màas de un amigo. Una cena el viernes, otra el sábado y por último una fiesta el domingo.¡Qué locura!!
El viernes estuve  tosiendo y estornudando sentada alrededor de una una mesa muy larga llena de manjares deliciosos. No tenía apetito, mi cabeza durante la cena se alejaba y perdía algunos trozos de conversación. Nos pusimos a hablar de agricultura sostenible y luego sobre la producción de naranjas sicilianas biológicas que un amigo nuestro compraba en la isla y luego vendía en Toscana.
Hacia medianoche me moría de sueño, sin embargo nadie se levantaba de la mesa para ir a acostarse. Me sentía sin ánimos, como un bulto al que se le tiene que arrastrar para moverlo. Finalmente, ya de madrugada, alguien se levantò de la mesa y luego todos nos despedimos de los anfitriones que por cierto vivían muy cerca de nuestra casa.
Por la mañana me desperté temprano con resaca a pesar de que había bebido muy poco. Me dolía la cabeza y no tenía fuerza, pero decidí levantarme sin despertar a  mi compañero de cama, pues estaba un poco ofendida con él, por una vieja historia de tareas domésticas. Quería desayunar sola y pensar en mis cosas.
- ¿Cuáles eran mis cosas?¿Estar triste, ofendida y negarme de ver lo bueno que el día me estaba ofreciendo? Me pregunté.
Al salir de casa para ir a comprar el periódico y el pan, oí una voz masculina que me decía:
- ¿A dónde vas tan deprisa? Anoche os olvidasteis de llevaros las naranjas sicilianas.
- Iré a tu casa a buscarlas dentro de media hora ¿Te va bien?
- Si, te esperamos, dijo mi vecino.
Fui a recoger una caja de fruta de 15 kilos, y mientras la llevaba a casa pensé:
- Esperemos que estas naranjas me den un poco de energía.
Estuve todo el día nerviosa empezando mil cosas sin acabar ni siquiera una. Tenía un desasosiego inexplicable.
Las tareas de casa se me presentaban grandiosas, la relación con mi pareja me parecía que iba a la deriva, notaba que mi cuerpo estaba envejeciendo irreversiblemente, me agotaba pensar  en mis alunnos, en fin todo me parecía difícil de superar.
Aquella tarde comprendí lo mucho que sufren las personas que tienen una depresión.
- Es como un engranaje que se encalla y repite siempre la misma cosa: todo está cuesta arriba, y al final en la cumbre te espera la muerte. Eso es lo  piensa quien es  infeliz, me decía a mi misma, mientras dejaba un libro y cogía otro.
Generalmente miro el lado positivo de la vida y no consigo entender el por qué algunas personas están deprimidas. Sin embargo aquel día al final me dije, como si hubiera descubierto un gran cosa, que de vez en cuando es bueno ser pesimistas y estar angustiados, pues es entonces cuando logramos comprender a los que sufren de tristeza perenne.
Gracias al gran resfriado y a las naranjas sicilianas aquella tarde me  sentí afortunada. 
Me preparé un zumo de naranja y me arreglé para salir. Fue una noche entrañable, disfruté hablando y escuchando a nuestros amigos. El resfriado empezaba a ir de baja y la energía que daban las naranjas iba surgiendo efecto.