venerdì 15 luglio 2016

Il veliero














Amerigo Vespucci, era il nome della nave della marina militare italiana che agli inizi degli anni '80  aveva cambiato la mia vita. Sono passati tanti anni, che  a volte non sono sicura che  fosse questo il nome, ma mi piace pensare che  questo famoso veliero sia stato un po' il protagonista della mia storia. 
Avevo 26 anni, mentre lui 28, quando siamo andati ad abitare insieme. Avevamo vissuto per alcuni anni con altri studenti in una casa colonica vicino a Firenze,  nelle colline del Chianti. Era stata bella e interessante la vita in comune con altri giovani della nostra età. Gli inquilini di quella casa formavamo un vera comunità internazionale, chi era svizzero, chi tedesco, chi americano o italiano. Abbiamo vissuto quella bella avventura per più di quattro anni, ma gli ultimi tempi sono stati piuttosto caotici: c'era un ricambio continuo di ospiti, il frigo era sempre vuoto, la casa talvolta poco pulita e le bollette del telefono erano esorbitanti.  Piano, piano era andata persa l'armonia iniziale.
- E' arrivato il momento di cambiare casa. Ci siamo detti. 
Abbiamo cercato a lungo un appartamento in città, ma in quei  tempi era difficile trovare una sistemazione, date le poche risorse di cui disponevamo. Uno dei tanti proprietari che abbiamo contattato, ci ha fatto veramente soffrire, rimandando la sua risposta di settimana in settimana. Mi diceva che c'erano altre due persone in parola. Aveva diversi alloggi, ma noi puntavamo per quello più economico.
Finalmente a metà luglio mi ha ricevuto nella sua abitazione, in un salone del primo piano di un palazzo storico del quale era interamente proprietario. Prima dell'appuntamento, ero un po' in ansia perché temevo che non avremmo ottenuto il contratto d'affitto. Mentre camminavo attraverso i mobili e arazzi antichi, mi sono calmata, forse perché stavo bene tra quelle opere d'arte. Mi sembrava di essere  andata indietro nel tempo, sentivo un benessere strano e non pensavo più  alla nostra ricerca immobiliare. Ho sentito che quell'attimo era un regalo che mi faceva la vita. 
Mi sono seduta di fronte a lui,  stavo proprio  a mio aggio in quella stanza, guardando quell'uomo di mezza età che  accarezzava lentamente, con le sue  mani  da pianista, il bordo del tavolo intarsiato. Ha iniziato il discorso facendomi capire che non era sicuro di potermi affittare uno dei suoi appartamenti, poi  mi ha fatto delle domande. Sembrava quasi un interrogatorio, voleva sapere: il perché ero in Italia, cosa studiavo, quanto tempo pensavo di rimanere, chi mi manteneva agli studi e in fine ha voluto vedere il mio passaporto. Mentre  guardava il luogo e la data di nascita i suoi occhi si sono illuminati. Mi ha  poi chiesto: 
- Davvero è nata  in un paese della costa catalana? 
- Si, ho risposto, un po' incuriosita.
- Sa dove ero io mentre lei nasceva?  
Gli ho  fatto di no con la testa e ho aspettato che lui iniziasse a parlare. 
- Ero sulla nave Amerigo Vespucci,  stavo rientrando in Italia dagli Stati Uniti. Il veliero a causa di una avaria, appunto il 14/7/56, è rimasto fermo, non lontano dalla costa, a Nord di Barcelona, per molte ore. 
Da quel momento ha cambiato atteggiamento e non ha più nominato le ipotetiche persone che erano interessate alla locazione dell'ambita dimora.
L'indomani ci ha fatto vedere i suoi  due quartierini, così venivano da lui nominati. Fin dall'inizio ci è piaciuto quello più spazioso. Consisteva in un enorme salone affrescato, dove si accedeva attraverso un bel disimpegno, ideale per appoggiare le nostre due biciclette, ho subito pensato; poi una stanza soppalcata, anche questa grande e infine la cucina, il bagno e un piccolo ripostiglio. Mentre eravamo in procinto di uscire, ho sentito dietro di me la voce del proprietario che mi diceva: 
- Venerdì pomeriggio sarà pronto il contratto d'affitto. L'aspetto alle cinque  da me per la firma.

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