giovedì 15 gennaio 2026

Il maestro repubblicano

 




Un pomeriggio in cui tutti i membri della famiglia eravamo riuniti per celebrare una festa di compleanno o altro anniversario, era dopo pranzo perché ricordo che c'erano bottiglie vuote di spumante e torroni sopra la tovaglia bianca, mio padre che forse quel giorno compiva ottantacinque anni, cominciò a raccontare la storia del maestro Planagumá, il cui nome avevo sentito più di una volta quando da piccola lo nominava mentre mi aiutava a fare i compiti. 

Ci disse che Josep Planagumá era arrivato al paese in treno con una valigia di cartone, una mattina soleggiata di settembre all'inizio degli anni Venti. Aveva da poco terminato gli studi, la cui prima parte aveva svolto in seminario; mio padre non si ricordava bene se quella stessa estate il maestro aveva vinto una cattedra per insegnare in un villaggio di una valle dei Pirenei, o forse era successo poco prima della guerra, ma il fatto è che aveva rinunciato a un posto statale.

Il giovane maestro Planagumá venne a sapere che nell'unica scuola laica del paese cercavano insegnanti. Essendo lui da sempre repubblicano voleva insegnare in una scuola libera e si trasferì nella nostra cittadina, lasciando la moglie e le due figlie piccole a Barcellona, ma ogni settimana andava in città per stare con loro cui teneva moltissimo.

Quegli anni, prima della proclamazione della Repubblica, sono stati molto difficili  a causa dei problemi economici e le tensioni sociali. Cresceva sempre di più l'opposizione alla dittatura del generale Primo de Rivera ad opera di repubblicani, socialisti, anarchici e di molti intellettuali. In seguito, con la Repubblica, ci furono molti cambiamenti positivi, ma si trattava comunque di tempi difficili, perché l'instabilità dei governi e le drastiche riforme fecero nascere odio e risentimento tra il popolo. Che peccato, perché gli ideali repubblicani erano da ammirare!

Mio padre si fermò alcuni minuti, per soffiarsi il naso, dal quale da un po' di tempo gli cadeva ogni tanto una gocciolina d'acqua, facendo un forte rumore. Poi ha continuato la sua storia:

In quel periodo frequentavo la scuola elementare e ho imparato molto durante le lezioni del señor Planagumá, così lo chiamavamo noi bambini. Ben presto, per il suo modo innovativo ed efficace d' insegnare fu nominato direttore della scuola.

Oltre ad essere un uomo intelligente, era curioso e trasmetteva il sapere di quel tempo attraverso le sue idee di uguaglianza, legalità e libertà. Nelle sue lezioni trattava diversi argomenti dalle lettere alle scienze. Dal suo volto sorridente e dal suo distinto, ma alla volta austero, portamento si capiva l' interesse che aveva per il mondo e per tutte le persone.  Indossava  sempre cappello, giacca e cravatta, nonostante il suo stipendio fosse modesto. Era un uomo buono, insegnava perché amava i bambini e voleva un mondo migliore per loro.

Ci dava delle regole all'inizio dell'anno e tutti le rispettavamo.

Les lleis son necessàries i tenen que ser iguales per tots; cal que siguin poques, però clares1diceva mentre camminava lungo l'aula.

Quasi tutti noi alunni eravamo figli di contadini, piccoli allevatori o umili negozianti. Nel villaggio c'era ancora uno strato sociale più basso, era quello dei minatori, operai e dei braccianti agricoli e della pesca, i cui figli frequentavano la scuola elementare pubblica, tuttavia alcuni di essi, soprattutto quelli provenienti da famiglie numerose, non avrebbero avuto mai l'opportunità di entrare in un' aula.

I più ricchi del paese, i proprietari delle grandi fabbriche tessili, l'avvocato, il notaio, il farmacista e il medico, mandavano i loro figli in istituti religiosi presso le città vicine.

Durante l'ultimo anno di scuola primaria mi sono appassionato e divertito ad ascoltare la voce del mio maestro che ci leggeva ogni giorno un capitolo di un libro. Ricordo ancora le parole che ci disse un giorno, mentre si levava i suoi occhiali tondi; era il mese di ottobre di 1929, tutti i giornali avevano annunciato la grande crisi economica.

 Avui començarem a llegir el libre "Cuore" , del escriptor italià, Edmondo De Amicis. Cal conèixer il mon i saber que existeixen altres terres i altres Països, d' aquesta manera podrem respetar als altres2 e dicendo quelle parole si rimise gli occhiali per leggere la prima pagina del racconto.

Era il diario di un bambino e iniziava con il primo giorno di scuola. Era lunedì 17 ottobre di milleottocento... Poi ha aggiunto:

I protagonisti avevano cognomi italiani, dato che la storia si svolgeva a Torino: Derossi, Nelli , Bottini, Garrone, ecc.
 Qui m'hauria dit que una de les meves filles es casaria amb un italià3 ?E dicendo questo mio padre cominciò a ridere.

I qui t'hauria dit que la teva filla seria professora a Itàlia4? ho detto io. 

Ho notato che non aveva apprezzato le mie parole, dato che non gli era piaciuto del tutto che io fosse andata a vivere così lontano.
Con una tazza de caffè in mano, che gli aveva preparato mia madre, continuò dicendo:

Aveva un grande talento, le lezioni di scienze erano molto interessanti perché ci faceva capire le leggi della fisica e della chimica attraverso degli esperimenti, disse questo mentre prendeva due bicchieri, uno lo riempì d'acqua e lo mise sopra a un altro contenente olio, separati da uno strato forato di carta velina.

Molte volte durante la nostra infanzia mio padre ci avevano dimostrato, a noi figli, che l'olio andava in su e l'acqua in giù perché la densità dell'olio era inferiore a quella dell'acqua, pensavo questo mentre lui ha seguitato a raccontare:

Ho dovuto lasciare la scuola a dodici anni, perché le mie braccia erano necessarie per lavorare la terra, ma su insistenza del maestro ho potuto frequentare le sue lezioni serali, fino a quattordici anni.

Dopo la guerra, i vincitori mandarono via tutti gli insegnanti repubblicani dalle scuole, il señor Planagumà  trascorse alcuni anni in prigione.

Al suo ritorno il padre di un suo ex alunno lo assunse come contabile in una piccola fabbrica tessile. Trascorse alcuni anni difficili, ma piano piano riprese energia per lottare contro il regime franchista e non smise mai di trasmettere a tutti l'amore per i libri.

Ogni sera si incontrava con altri repubblicani per combattere la dittatura, insegnava a leggere e a scrivere ai tanti analfabeti del paese e prestava libri ai lettori di tutta la zona. Sua moglie, che si era trasferita in paese prima della guerra con le figlie, aiutava il marito a registrare i titoli dei libri in dotazione; più tardi, il maestro, quando sono arrivati in paese la llevadora5 e suo marito, il quale ben presto ha imparato a leggere e scrivere in catalano e castigliano, ha trovato in lui un un amico fedele e buon aiutante.

Prima di finire il racconto, mio padre è diventato pensieroso e si è zittito per alcuni minuti, ma dopo poco mentre sorseggiava un po' di vino dolce dal suo calice aggiunse: 

Il mio maestro scomparse dal nostro paese alla fine degli anni '50. Molti sospettavano che un compagno di partito lo avesse tradito e che la guardia civil fosse andata a prenderlo una notte molto buia. Altri dicevano che se ne era andato a Barcellona scoraggiato e col cuore infranto, perché aveva perso ogni speranza di vedere un paese migliore.

Poi mio padre riprese ricordando le ultime parole del maestro Perboni del libro "Cuore", che erano anche quelle preferite dal signor Planagumà:
- Ragazzi, questa è l'ultima volta che ci troviamo riuniti. Siamo stati insieme un anno, e ora ci lasciamo buoni amici, non è vero? Mi rincresce di separarmi da voi, cari figliuoli. - S'interruppe; poi ripigliò: - Se qualche volta m'è scappata la pazienza, se qualche volta, senza volerlo, sono stato ingiusto, troppo severo, scusatemi.

Queste erano le parole di un maestro della fine del XIX secolo, ma sono ancora preziose per me come lo dovrebbero essere per tutti gli insegnanti del mondo, ho pensato a tutto questo mentre mio padre concludeva la storia del señor Planagumà .

Per molto tempo non ho sentito mio padre parlare del suo maestro, fino a che pochi mesi prima della sua morte lo ha nominato di nuovo. Gli ho chiesto se voleva che cercasse i discendenti del maestro per poter dire loro che suo padre o forse suo nonno era stato una gran persona e per ringraziare loro dall'educazione ricevuta.

No val la pena , non els trobaràs6 ha detto.

Sul comodino della stanza dell'ospedale di Barcellona, dove mio padre trascorse i suoi ultimi giorni, c'era appoggiato il libro Cuore di E. De Amicis.




1. Le regole sono necessarie e devono essere uguali per tutti, inoltre devono essere poche ma chiare
2 Oggi cominceremo a leggere il libro “cuore” del grande scrittore italiano E. De Amicis. Bisogna conoscere il mondo e sapere che esistono altre terre e altri paesi, in questo modo potremo rispettare gli altri.
3 Chi mi avrebbe detto che una delle mie figlie si sarebbe sposata con un italiano?
4 E chi ti avrebbe detto che tua figlia avrebbe insegnato in Italia?
5 La levatrice
6 Non vale la pena, non li troverai.



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