domenica 9 febbraio 2014

Calle ollers - Via dei vasai













Ho imparato a scrivere Calle Ollers1, nome della strada dove si trovava la nostra casa, molto presto. Ancora non capivo cosa significasse la parola catalana ollers, ma il suo suono mi piaceva e mi dava sicurezza; sapevo che qualunque cosa fosse successa, sarei potuta tornare in quella viuzza e la mia famiglia mi avrebbe accolta sempre a braccia aperte.
In paese non c'erano più botteghe di vasai, per cui nessuno pronunciava più la parola ollers. Coloro i quali si dedicavano a fare vasellame di terracotta venivano chiamati da noi bambini alfareros, come ci aveva insegnato la maestra. Nessuno ci insegnava a scrivere la lingua catalana ma si parlava in catalano a casa e tra amici. A scuola era severamente vietato parlare la nostra lingua madre, ogni parola era letta e scritta in castigliano.
Quando arrivava il bel tempo, il pomeriggio all'uscita dalla scuola, giocavo con le mie cugine nella nostra strada o nel giardino di zia Margarita che abitava vicino a noi. Un giorno, avrò avuto circa otto o nove anni, la mia compagna di banco Montserrat, chiamata da tutti Montse, mi disse che aveva un cassettone pieno di giornalini, racconti illustrati, fumetti; da quel momento la cosa che più desideravo era poter aprire quei cassetti stracolmi di libri. Ma il cassettone di Montse, purtroppo, si trovava dall’altra parte del paese.
Il sabato, giorno dedicato alle pulizie di casa, mia madre ci lasciava giocare fuori tutto il pomeriggio, quindi, quel sabato verso le due, mentre mia sorella ed io stavamo finendo di sparecchiare la tavola, ho chiesto a mia madre:
- puc anar a jugar a casa de la meva amiga Montse, perque...?2, ma lei senza lasciarmi finire la frase e senza voltarsi dall'acquaio, dove lavava i piatti, mi ha risposto:
 - ara no, millor un altre dia , queda-te a jugar en el nostre carrer. 3
Ho aggiunto che avevo poca voglia di giocare per strada e che preferivo andare a casa di zia Margarita. La porta era chiusa e una vicina mi ha detto che mia zia era andata col marito e le figlie a un funerale di un parente in un paese vicino; ho pensato che quella fosse l'occasione buona per andare a vedere il cassettone di Montse, allora istintivamente ho cominciato a correre, ho attraversato il paese e sono arrivata dopo pochi minuti affannata davanti alla casa della mia amica.
La famiglia di Montse stava finendo di pranzare ed io, dopo aver salutato tutti, ho seguito la mia amica che mi  ha accompagnata nello stanzino dov'era il mobile pieno di libri.
- Comença a llegir mentres jo acabo de menjar4. - mi ha detto mentre mi apriva un cassetto colmo di pagine scritte.
Ho preso una raccolta di racconti con delle illustrazioni all'inizio e alla fine del testo; ricordo che giravo lentamente le pagine per assaporare meglio quel momento. Avevo perso la nozione del tempo e dello spazio e non ho sentito la mia amica quando è arrivata. La sua voce mi ripeteva che mi aveva invitata per giocare e non per rimanere seduta per terra a leggere uno dopo l’altro i suoi libri. Il tempo passava e Montse aveva rinunciato a farmi uscire dallo stanzino, a un certo punto era andata a giocare nel cortile con una sua cugina che nel frattempo era arrivata. Io non smettevo di tirare fuori  libri.
Era già buio quando ho sentito la voce stridula di mia sorella che da un'ora mi stava cercando per tutto il paese, era arrabbiatissima perchè per colpa mia non era potuta andare al cinema con le sue amiche.
Mentre tornavo a casa accanto a mia sorella, all'imbocco della strada ho sentito per prima volta un certo disagio nel leggere sulla targa di marmo il nome Calle Ollers, temevo mia madre che, furibonda, ancora una volta mi avrebbe rimproverata dicendomi che i libri sarebbero stati la mia perdizione.

1 Via dei Vasai
2 Posso anadre a giocare a casa della mia amica Montse ?
3. Adesso no, sarà per un altro gioeno. Rimani a giocare nella nostra strada. 
4. Comincia a leggere mentre io finisco di mangiare

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