venerdì 3 gennaio 2014

Alle cinque del mattino



Alicia si era svegliata alle cinque del mattino sentendo il rumore di una chiave che girava nella serratura della porta. Ludovico finalmente era tornato a casa. Da una parte era sollevata di saperlo al sicuro ma dall'altra era infastidita perché doveva reprimere la sua rabbia, e trattenersi dal fargli una scenata, quindi rimase al letto e aspettò a occhi aperti il suono della sveglia, ripassando, come il suo solito, le cose da fare.
Nonostante avesse programmato tutto, la sua giornata fu faticosa e piena di imprevisti. Nel pomeriggio quando rientrò dal lavoro trovò Ludovico in cucina.
- Questa sera uscirò di nuovo con gli amici e rientrerò tardi, disse lui con la bocca piena mentre stava finendo di mangiare una pizza 
- Non è possibile uscire tutte le sere. Disse  Alicia mentre metteva un piatto nell'acquaio.
- Ormai sono maggiorenne, non devi dirmi cosa devo o non devo fare. Le rispose Ludovico alzandosi e portando le braccia in avanti.  
- Se non ti dai una calmata finirai male. Urlò Alicia, che ancora era in piedi con un bicchiere in mano e sempre col cappotto addosso.
- Non rompere mamma!! disse il figlio lasciando la stanza
Alicia, prima che il figlio sparisse dietro la porta, quasi sussurrando gli disse:
- Da quando sei tornato a casa i tuoi orari sono caotici, non hai fame all'ora dei pasti e non senti mai la necessità di andare a letto. Non ce la faccio più, non posso stare a vedere inerte la tua vita scombinata.
Si tolse il cappotto e fece da mangiare per lei e il marito. Dopo cena sprofondò sul divano e per la sua mente scorrevano solo veloci immagini di ubriachi, spacciatori e incidenti stradali.
- Come sono rumorosi gli inquilini di sopra, disse il marito, dopo aver sentito dei colpi nel soffitto.
- Credo che da qualche mese l'appartamento sia abitato da studenti, disse lei mentre guardava distratta un programma televisivo.
Quella sera Alicia si addormentò con fatica. La mattina seguente però si svegliò molto prima del solito e andò, senza fare rumore per non svegliare il marito, nella stanza del figlio; la visione del letto ancora rifatto fu per lei come un pugno in pancia.
- Perché non mi risponde al cellulare? Gli sarà successo qualcosa? Si chiedeva impietrita di fronte alla porta.
Tornò in camera si rimise a letto e si obbligò a stare calma e ad aspettare.
Erano quasi le sette quando arrivò il ragazzo.
- Dove sei stato? Chiese Alicia in piedi in mezzo al corridoio.
Ludovico ancora sulla soglia della porta, intento a levarsi le scarpe rispose:
- Siamo andati a una festa fuori città e poi in centro a fare colazione con bomboloni caldi. 
- Ma è possibile arrivare a quest'ora? mi hai fatto prendere quasi un infarto. Perché non hai avvisato? disse Alicia seguendo il figlio in camera con una tazza di tè che si era appena preparata.
- Non volevo svegliati, disse il ragazzo sbadigliando e dando un bacio alla madre.
- Ma sei fuori di testa, tu non sai quanto ho sofferto!! le ultime parole le uscirono quasi spezzate. Lasciò in una mensola della libreria la tazza di te e cominciò a urlare: 
- Mi farai morir, mi farai morire!
- Sei proprio esagerata, mamma. Stai diventando ossessiva e io non ti sopporto più. E dicendo quelle parole Ludovico si chiuse in camera sbattendo la porta.
Alicia era arrabbiata con lui ma soprattutto con se stessa perché aveva mostrato la sua collera. Dopo aver fatto colazione uscì di casa per fare svanire l'angoscia accumulata; mentre camminava decise che doveva parlare seriamente col figlio e quindi quella stessa sera avrebbe preparato una bella cenetta per tutta la famiglia.
A tavola si sedettero verso le nove perché entrambi i figli arrivarono in ritardo, ma essendo tutti ben disposti riuscirono a parlare senza litigare.
Mentre finivano gli antipasti e il marito e la figlia parlavano di un articolo di un  filosofo uscito sul giornale quella mattina,  Alicia si avvicino al figlio con un vassoio fumante.
- Ludovico, questa casa non è un porto di mare, devi seguire i nostri orari e avvisare quando fai tardi o non vieni a dormire, gli disse servendogli   il primo piatto a base di pesce. 
- Mammina ci proverò, ma in questi ultimi mesi trascorsi in Spagna pranzavo alle tre del pomeriggio e cenavo alle dieci di sera e poi uscivo ed entravo di casa quando mi pareva, quindi ora non riesco ad abituarmi al mortorio di questa casa, disse il figlio, abbracciando la madre.
- Dobbiamo venirci incontro e rispettarci, disse Alicia dolcemente. 
- Va bene, non farla troppo lunga, ti manderò un messaggino ogni sera. Rispose Ludovico e poi finì dicendo:
 - Questa si che è una bella cena, quanto mi piacciono gli spaghetti allo scoglio! altro che quelle solite minestrine alle otto di sera.
- Apriamo una bottiglia di spumante e godiamoci la serata. Disse sorridendo Alicia. 
Dopo cena i figli uscirono come il solito e marito e moglie guardarono un po' la televisione.
Quella notte Alicia dormì profondamente, ma alle cinque del mattino qualcosa la svegliò questa volta non era la chiave nella serratura, ma un rumore che proveniva dall'appartamento di sopra; gli sembrò di riconoscere la voce e poi l'andatura di Ludovico, mentre scendeva le scale.
- Ora capisco dove va tutte le sere fino all'alba. Disse tra se e se.
Dopo poco sentì entrare il figlio e senza accorgersene si riaddormentò.





                       

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